Un Posto Nel Mondo

“Apprezzato chitarrista dallo stile elegante e duttile, Francesco Garolfi, vanta un percorso artistico di tutto rispetto che lo ha visto collaborare con artisti del calibro di Cristina Donà, Fabrizio Poggi, nonché con lo scrittore Davide Sapienza, ma anche dare alle stampe due album come solista ovvero “The Blues I Feel” (2006) e “1968 Odissea nel Rock” (2008), con i quali ha esplorato territori musicali differenziati che spaziano dal rock al blues passando per la classica contemporanea. I tanti anni dedicati al perfezionamento della sua tecnica chitarristica e la sua abilità come session men gli hanno fruttato diversi apprezzamenti, come quello dell’indimenticato Ernesto De Pascale che lo definì il Ry Cooder italiano, e a cui di recente si è aggiunto anche il sincero plauso di Peter Walsh, il quale ha sottolineato come il chitarrista fosse “uno dei migliori musicisti con cui abbia mai lavorato”. A quattro anni di distanza dal suo secondo disco, Francesco Garolfi torna Un Posto Nel Mondo, terzo album solista in carriera, interamente scritto, arrangiato e prodotto da lui stesso, con la collaborazione di Paolo P.Lion Pelandi che ne ha curato il mixaggio e la masterizzazione. Rispetto al passato si tratta di un disco completamente strumentale, i cui brani compongono una sorta di concept sul tema del viaggio fisico ed emozionale alla ricerca del proprio posto nel mondo, ovvero quella dimensione che ognuno di noi impara a conoscere e a riconoscere. Si tratta di un itinerario sonoro che attraversa suggestioni differenti, che traspaiono attraverso atmosfere che spaziano dal rock al blues passando per l’elettronica e la sperimentazione. A guidare le linee melodiche è sempre la chitarra di Garolfi che ci conduce così attraverso la poesia con “Il Poeta”, l’amore (“Penso a Te”), il ricordo (“Notte di Stelle” e “Il Nostro Incontro”), fino a toccare la speranza per un futuro migliore (“La Luce dell’Alba”). Non mancano momenti di grande intensità come le evocative “Viaggio a Vapore” e “Nuovo Mondo”, ma il vertice del disco arriva con le immaginifiche “La Storia delle Onde” e “Lago Bianco”, in cui la chitarra di Garolfi dipinge soffusi colori musicali che rimandano ad emozioni antiche e profonde, quasi fossero pagine di un diario personale. Il viaggio in cui Francesco Garolfi ci ha condotto si conclude nel modo migliore possibile, ovvero con una elegantissima resa strumentale de “La Donna Cannone” di Francesco De Gregori, suonata come se il cantautore romano ne cantasse i versi, evocati dalle note della chitarra elettrica che si adagiano sulle note della chitarra acustica che ne detta la linea melodica. Un Posto Al Mondo è dunque un disco di grande fascino che non mancherà di sorprendere non solo gli appassionati della chitarra ma anche coloro che apprezzano il cantautorato, perché dalla chitarra di Garolfi escono note che sanno di poesia.”
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“In un mondo rutilante di parole e parolai, perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, un disco strumentale come questo sembra fatto apposta per aiutarci a ritrovare un barlume di serenità e di quiete. Francesco Garolfi è un signor chitarrista (al servizio tra gli altri di Cristina Donà), ma in questa sua nuova avventura discografica si conferma molto più di un session-man di lusso. Una dozzina di frammenti di straordinaria limpidezza e semplicità: quella semplicità, beninteso, frutto di una faticosa ricerca di sintesi rifuggendo le comode scorciatoie degli effetti speciali o del virtuosismo fine a se stesso. In sintesi, un disco rilassante, godibilissimo, perfetto tanto per far da sottofondo alle riflessioni dell’intimo, quanto per mandare in solluchero gli appassionati dei grandi maestri del country acustico. Il buon Francesco non è Pat Metheny, né Daniel Lanois, né Ry Cooder o Leo Kottke, ma siamo certi che chiunque apprezzi i succitati, troverà tra i solchi ambrosia per le proprie orecchie.”
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“Chitarrista che, pur con la sua giovane età, vanta già un curriculum di collaborazioni e di attestati di tutto rispetto, Francesco Garolfi riesce a focalizzare con Un posto nel mondo un’idea che insegue da tempo. Per lui la chitarra non è uno strumento per dimostrare qualcosa (ammesso che ci sia, qualcosa da dimostrare) o un mezzo per costruire degli esercizi di stile fine a se stessi. E’ più un filtro con cui far vedere luci, atmosfere, orizzonti. Il carattere cinematico di Un posto nel mondo, con le sue soffici e raffinate sequenze sonore, è palese nelle intenzioni così come negli approdi finali di Francesco Garolfi: dividendosi su tutti gli strumenti, naturalmente a partire dalle chitarre acustiche (dove ha un tocco di eleganza in più) ed elettriche, inventa rarefatte colonne sonore per una “Notte di stelle”, per una “Luce dell’alba”, per un magico “Lago bianco” e riesce a descrivere “La storia delle onde”. La varietà degli stili, gli inserti di variazioni elettroniche, il tocco semplice negli arrangiamenti (indispensabile, essendo tutto strumentale) sono i tratti riconoscibili ed essenziali di Un posto nel mondo. Conclude l’interpretazione di “La donna cannone” che l’autore, Francesco De Gregori, ha salutato così: “Veramente bella la tua versione; non era facile. I miei complimenti, l’hai suonata come se la cantassi”. Un bel biglietto da visita.”
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“Dopo due album tra il Blues e il Rock, Francesco si è cimentato, in questo nuovo album, interamente in canzoni strumentali, attraverso una ricerca profonda, giocando fra i vari tipi di chitarre. Un Posto Nel Mondo è un disco ben fatto, introspettivo e virtuoso allo stesso tempo. Segnaliamo la bella Notte di Stelle, Il Poeta e la cover de La Donna Cannone cha stupito lo stesso De Gregori: “Veramente bella la tua versione. Non era facile. I miei complimenti, l’hai suonata come se la cantassi”.”
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“Con questo suo terzo lavoro Francesco Garolfi dimostra di saper concentrare il proprio esito creativo su un progetto difficile come quello di un album interamente strumentale. Qui si concenta su atmosfere prevalentemente acustiche in cui prende forma e si manifesta piacevolmente il suo lato più melodico. Si tratta di vere e proprie canzoni strumenatali, in cui la voce umana è sostituita dalle varie chitarre, acustiche, elettriche, steel guitar, hawaiiane. Ottimo il lavoro di registrazione, che rende merito a sovrapposizioni spesso piuttosto complesse di strumenti, impeccabile l’esecuzione che mette in risalto il tocco e una ricerca sonora raffinata senza cercare mai inutili virtuosismi, riuscendo a emozionare in momenti come Il Poeta o Il Nostro Incontro. Intensa ed efficacissima l’interpretazione de La Donna Cannone che gli ha valso i complimenti dello stesso De Gregori.”
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“Parafrasando il titolo, un posto nel mondo Francesco Garolfi se l’è già conquistato: a farza di maeggiare con perizia e umiltà una sei corde messa quasi sempre a servizio degli altri, che sa spaziare tra rock e jazz, fra musiche di tradizione e musiche dal mondo. Questo è il suo terzo disco, concepito come un viaggio strumentale in dodici stazioni: senza smanie velocistiche e con l’orecchio tutto rivolto alla sostanza delle note. Splendida la chiusura con La Donna Cannone; una versione lodata anche dal “principe” De Gregori.”
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“E’ inutile ricordare che la discografia sta attraversando una crisi epocale: i dischi si vendono pochissimo e le cosiddette major investono soltanto sui nomi sicuri e sul catalogo. Resiste il circuito indipendente e per fortuna non manca la voglia di creare e sperimentare. Forse definire Francesco Garolfi “un chitarrista” non rende giustizia a quello che potremmo chiamare un “poeta dei suoni”. Già con il brano di apertura, Nuovo Mondo, si capisce che sta per cominciare uno di quei viaggi che soltanto una grande sensibilità musicale può regalare.”
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“Folk profondamente venato di blues, con eleganti tocchi di jazz elettrico. Garolfi, già collaboratore di Cristina Donà, è un chitarrista capace di trarre le giuste ispirazioni dall’eterogenea vena artistica di Ry Cooder così come nel monolitico opus di John Faye. Un Posto Nel Mondo è il suo terzo album solista, scritto, arrangiato e prodotto in solitaria. Il fil rouge è quello del viaggio alla ricerca di una propria dimensione nel tempo e nello spazio. In una scaletta di brani originali, colpisce la raffinata rilettura del classico di De Gregori La Donna Cannone, ma come nelle mani di Garolfi così struggente e lirica. Sei corde cooderiana, in solitaria.”
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“Francesco Garolfi si era già fatto apprezzare quattro anni fa con “1968 Odissea nel rock”, un album, il secondo a suo nome, nato da un’idea dello scrittore e giornalista Davide Sapienza, in cui il chitarrista immaginava e reinventava pagine storiche di Beatles, Doors, The Band, Hendrix, Stones in versione acustica e minimalista alla ricerca della loro nuda essenzialità. Fattosi notare a fianco di Cristina Donà (dal vivo e in studio) e dopo avere incrociato le strade di musicisti come Peter Walsh, Eric Bibb e il leggendario Garth Hudson della Band, confeziona stavolta un album autografo, riflessivo, con il gusto della colonna sonora e l’impianto narrativo di un racconto scritto: la slide della title track e il picking di Notte di stelle possono evocare la lezione nobile di Ry Cooder ma altrove Garolfi allarga lo sguardo ben oltre i confini pur ampi della musica americana, vagando tra melodie carezzevoli e sognanti in punta di dita (La storia delle onde) o delicate impressioni naturalistiche (Lago bianco), ma anche accostando le pulsazioni elettriche/elettroniche della realtà urbana in Luce dell’alba e Impronte. Interamente scritto, arrangiato, suonato, registrato e prodotto da lui, l’album si chiude con una elegante versione de La donna cannone, che si è guadagnata il plauso di Francesco De Gregori (non proprio il tipo che dispensa complimenti senza motivo) e si rivela come una pregevole rarità: il disco di un chitarrista al servizio della musica e non del suo strumento.”
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